giovedì 11 dicembre 2008

La nuova frontiera

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Sfide e strategie nel nuovo contesto geopolitico internazionale

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Venerdì 12 dicembre ore 21


Sala Hotel Duomo – Via G. Bruno, 28 – Rimini Centro Storico

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I nuovi scenari internazionali dopo l’elezione del Presidente degli Stati Uniti Barack Obama: la politica di sicurezza globale nella lotta al terrorismo, il ruolo strategico del Mediterraneo, l’allargamento ad Est dell’Europa e il suo ruolo politico, l’interdipendenza e il controllo delle fonti energetiche, il nuovo impero economico asiatico.

Ne parliamo con

Germana Di Falco

Professoressa di Pianificazione Strategica delle Amministrazioni Pubbliche presso la Facoltà di Economia, Università di Torvergata e già docente di Economia delle Amministrazioni Pubbliche presso l’Università Bocconi. Esperta di politiche comunitarie e sviluppo locale, ha svolto attività di direzione, coordinamento e valutazione di piani di sviluppo ed interventi integrati previsti da strumenti di programmazione negoziata.

Bruno Molinari

Già Direttore generale dei Programmi e intese, Relazioni europee e Cooperazione internazionale per la Regione Emilia Romagna, è consulente di vari Ministri e di INVITALIA, l’Agenzia nazionale per l'attrazione degli investimenti e lo sviluppo d'impresa. Collabora con il Piano Strategico del Comune di Rimini rispetto all’area di sviluppo “Le relazioni internazionali e la porta dell'Adriatico”.

Alessandro Politi

Analista Strategico, dirige l’Osservatorio Scenari Strategici e di Sicurezza di Nomisma. Già Consigliere speciale di quattro Ministri della Difesa e di un Direttore Nazionale agli Armamenti, attualmente insegna alla Sapienza e alla SIOL. Collabora con quotidiani nazionali e media internazionali e contribuisce attivamente all’Università Alexis de Tocqueville.


Modera il dibattito Francesco Pagnini, giornalista.

mercoledì 3 dicembre 2008

SERATA APERTA AL CIRCOLO

E’ iniziato il percorso che ci condurrà alle prossime elezioni provinciali ed europee.

Martedì 9 Dicembre alle ore 21, presso la nostra sede, tutti gli elettori alle primarie PD del settembre 2007 sono invitati a partecipare e a condividere programmi, idee e prospettive future.

Saranno presenti Maurizio Taormina e Stefano Vitali, candidati del Partito Democratico alle primarie per le elezioni della provincia di Rimini.

Vi invito caldamente a partecipare,

Dervys Bronzetti

mercoledì 19 novembre 2008

Generazione Democratica





Per la prima volta nella storia della politica italiana, una Giovanile di partito nasce attraverso elezioni primarie aperte che
si svolgono su tutto il territorio nazionale. In altre parole, tutti possono candidarsi e tutti possono andare a votare.

Tutti coloro che hanno dai 14 ai 29 anni potranno andare a votare nel proprio comune di residenza per eleggere i tre primi organismi di Generazione Democratica:
  • il Segretario nazionale
  • l'Assemblea Nazionale
  • l'Assemblea Regionale
Ecco i seggi per votare alle primarie del 21 novembre:

  • Bellaria-Igea Marina viale dei Platani dalle 16,00 alle 18,00
  • Cattolica piazza del Municipio dalle 10.00 alle 13.00
  • Riccione piazzale Ceccarini dalle 10.00 alle 13.00
  • Rimini piazza Cavour dalle 16,00 alle 18,00




mercoledì 12 novembre 2008

Il diritto di chiamarsi Andrea



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Dal sito Michele Marziani, appunti di viaggio.

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Lo incontravo tutti i giorni Andrea Severi, nella sua casa panchina lungo la pista ciclabile. Ci salutavamo, da sempre, per frequentazione occasionale, per quell'incrocio d'occhi diventato consuetudine. Poi ieri il nero del fuoco spento e gli scarponi gettati nell'aiuola ci hanno detto che qualcosa era successo. Ci siamo fermati, io e mio figlio Ludovico che Andrea lo voleva adottare. Così abbiamo saputo dalle chiacchiere da strada. E non è un bel sapere, specie se non hai ancora dieci anni come Ludovico, che mentre dormi qualcuno può venire a darti fuoco. Se c'è l'inferno è qui, non altrove. Non so se servono pene esemplari, le pene anzi non servono mai e neppure credo, come dicono sindaco e amministratori che dar fuoco a chi dorme è estraneo alla cultura di questa città: quello che accade in un luogo sta nascosto comunque in un piega della nostra cultura, magari della parte peggiore. Quella di cui una volta ci si vergognava e ora non ci si vergogna più: si pensi solo alla Lega Nord, che non è un buttarla in politica, ma in semplice civiltà.

È nella vita di tutti i giorni il cerino che brucia Andrea. È nell'incapacità di accettare il diverso, di non chiamare le persone clochard o barboni o senzatetto ma chiamarle per nome, di riconoscere la possibilità, il diritto, a non farcela, a dormire per strada, a vivere ai margini, a non farsi aiutare, ad essere così, improduttivi, acciaccati, poco puliti anche. Certo, Rimini risponde indignata ed è un bene. Ma l'indignazione non basta, il cerino è in questo mondo che obbliga tutti a farcela. Spero che Andrea, quando si riprenderà, possa tornare a vivere, se vorrà, alla panchina lungo la ciclabile. O in qualunque angolo di mondo scelto da lui.


Michele Marziani


Tre le iniziative per ora proposte in solidarietà con Andrea Severi, il senzatetto cui ignoti hanno dato fuoco nelle notte fra lunedì e martedì a Rimini, fuori pericolo di vita secondo il bollettino medico diffuso dal reparto Grandi ustionati dell'Ospedale di Padova dove è ricoverato.

Oggi alle 18.30, il Pd riminese promuove un presidio alla panchina di via Flaminia dove è stato aggredito Andrea nel sonno. Alle 20.30 sarà presente anche il Vescovo di Rimini, S.E. Francesco Lambiasi, al momento di raccoglimento e preghiera organizzato alla chiesa della Colonnella in via Flaminia. E domani, ‘Siamo tutti clochard' alle 18 in piazza Cavour a Rimini, è il sit in di solidarietà promosso sempre dal Pd provinciale.

giovedì 6 novembre 2008

La lunga notte della rivoluzione che ha cambiato il volto degli Usa

WASHINGTON - La notte che ha cambiato tutto si stempera in un giorno di esausta, civile normalità, che produce in noi ammirazione, stupore e qualche invidia.

È cambiato tutto. Si sono rovesciati 40 anni di storia, tra le rivolte dei ghetti del 1968 e l'annuncio della vittoria del figlio di un kenyano, nelle tre ore passate fra i primi risultati incerti dalla Florida, dalla Virginia, dall'Ohio, fino alla valanga di voti del West alle 23 e un minuto, ora della capitale.

Ma sulla nuova America che ha stravinto, come su quella vecchia che ha straperso, sulla insurrezione elettorale dei giovani che hanno respinto la tentazioni della protesta e hanno trovato lo strumento politico per manifestare la loro voglia di antipolitica, dei neri, dei bruni, delle donne, è già scesa la pace. Sotto la coperta rassicurante della Costituzione, delle regole da rispettare e rispettate, della civiltà politica, dell'accettazione di vittorie come di sconfitte, l'America oggi riposa esausta e si distende. Gli americani hanno fatto una rivoluzione e tutto quello che posso raccontare di scomposto è la folla che spontaneamente si era raccolta attorno alla Casa Bianca a mezzanotte, per cantare "Bye Bye George" e fare la serenata a un presidente detestato da 3 americani su 4, senza che volasse un ciottolo. Perché rivoluzione è stata e la nuova carta politica dell'America, che i pennelli elettronici delle network andavano disegnando, i messaggi frenetici dei blog e dei siti internet raccontavano e le ricerche sui voti confermavano, è un continente umano e politico che sembrava scomparso ed è invece riemerso. Non un'"altra America", come vogliono i luoghi comuni, ma un'America che non aveva trovato il messaggio e il messaggero per uscire dall'incantesimo dei falsi "valori", del moralismo, della xenofobia, dei miti fiscali spacciati da coloro che avevano tutto da guadagnare e nulla da restituire, e ora l'ha trovato. E' sbalorditivo che tutti gli stracci agitati per un decennio dalla destra, nessuno, neppure la questione dell'aborto che ormai è vissuta come una storia conclusa e acquisita, abbiano fatto la loro comparsa in questa elezione. Forse questo, il mancato ricorso agli spettri delle paure, spiega la quiete dopo la notte. Barack Obama ha vinto ovviamente perché i suoi fratelli di sangue hanno votato come mai avevano fatto prima, fino al 95% con lui, dopo che si era insinuato che lui "non fosse abbastanza nero", per non essere cresciuto nei casermoni dell'edilizia popolare, i projects, sforacchiati da sparatorie e da crimine. Ma ha vinto perché le donne lo hanno scelto, nella speranza che lui sia colui che finalmente darà sicurezza sanitaria a quelle madri single che allevano figli senza alcuna protezione assicurativa e hanno visto in lui, bambino allevato da donne, la madre sola e la nonna, la rivincita della loro fatica quotidiana. Ha vinto con i latinos, stanchi di essere trattati come usurpatori di terre nelle quali fanno i lavori che permettono ai bianchi di farne di migliori. Ha vinto fra quei "colletti blu" delle acciaierie in agonia, delle fabbriche d'auto che oggi vendono un terzo meno dell'anno scorso, quei "democratici di Reagan" che la strategia repubblicana era riuscita a sedurre agitando le bandierine dei "valori", morali, patriottici, militari. Ha vinto addirittura nel West, dove il rude cowboy immaginario ha da tempo lasciato le prateria ai nuovi americani dei sobborghi, della tecnologia, dei diritti. Ha vinto perché è il segno, e il volto, dell'America nuova, contro un partito vittima del proprio successo con un'America Vecchia che esiste sempre meno, persino nella Florida dei vecchi.

Ci sarebbero infinite ragioni di rancore, voglie di conti da saldare, paure per l'immaginario "radicalismo marxista" di un ultra liberal, che si rivelerà molto più probabilmente come un centrista moderato al massimo con qualche istinto blandamente socialdemocratico, ma se ci fossero state voglie di rese dei conti, le avrebbero spente, prima che la notte degenerasse in un giorno di mazzieri, le avrebbero subito spente le parole proprio dei due protagonisti, uniti da uno stesso filo: io ho perso, ora deve vincere l'America e l'America è colui che è stato eletto. Io ho vinto "ma dovrò governare anche per coloro che hanno perso", come ha detto Obama. E le braci accese da secoli si sono spente e raffreddate anche in quel parco di Chicago dove i figli degli hippies e dei sessantottini piangevano abbracciando i vecchi poliziotti in pensione che il sindaco Daly aveva mandato a sprangare a sangue i loro padri e le loro madri, nell'estate del 1968. Non c'è niente di diverso, nella Washington dove esco dopo il voto. I giovanotti di colore che mi riempiono il sacchetto del supermercato sono gli stessi di ieri e non sono diventati presidenti degli Stati Uniti né direttori del negozio alle 23 e 30 di martedì, quando uno come loro è diventato il Capo dello Stato ed è probabilmente soltanto la mia immaginazione di cronista che vede nei clienti che spingono il carrello e li ringraziano un'ombra di rispetto in più, come se trattarli male, da oggi, potesse scatenare sull'uomo bianco sgarbato con il garzone nero la furia del nuovo governo federale e un immediato accertamento fiscale. Eppure tutto è diverso, come se vivessimo in una "primavera americana" che ancora non si vede, ma si sente. Guido l'auto nel centro di Washington, la capitale molto "romana", molto sorniona e cinica, che aspetta l'arrivo del nuovo Cesare, il 20 gennaio prossimo, e delle sue centurie, senza scomporsi, sapendo che sopravviverà anche a questo ribaltone storico, culturale, morale come ha saputo sopravvivere ai sudisti che la bombardavano, ai mercenari inglesi che la invasero e ai dementi di Al Qaeda che le schiantarono un Boeing 757 di linea contro il Pentagono, senza che il cuore della città perdesse un colpo. E' questo, il momento della transizione da un imperatore all'altro, avvenuto 41 volte in 220 anni per 43 presidenze, nel quale si vede la magnificenza civile della nazione. Non si sentono urla e grida, non ci sono vincitori che insolentiscono i trombati, o sconfitti che digrignano i denti, anche grazie alla stangata senza equivoci di Obama, e del partito democratico, che ha conquistato seggi e allargato la maggioranza al Congresso, Camera e Senato, costruendo un "monocolore" democratico nel cuore del governo nazionale come non si vedeva da decenni.

Il sovrano deposto dalla Costituzione e bocciato dal voto, Bush, che è il vero sconfitto come ammettono anche i suoi ultimi supporter come Bill Kristol o Fred Barnes, i boia chi molla della destra estrema, si fa vedere sul pronao della Casa Bianca semplicemente per congratulare colui che da 21 mesi va ripetendo che proprio Bush è stato una catastrofe, per dire che lui è da questo momento a disposizione del successore, che Obama ha ragione quando dice che l'America è la nazione dove tutto è possibile e i messi del nuovo Cesare avranno libero accesso e saranno d'ora in poi, giorno dopo giorno fino alla inauguration fra 70 giorni, messi al corrente di tutti gli affari di Stato.

Chi oggi attraversa questa capitale lubrificata dall'esperienza delle transizioni e dal senso di responsabilità nazionale e internazionale che porta sulle spalle, non può non ricordare come la trovò trent'anni or sono, e cerca invano i segni delle lingue di fuoco che annerivano la facciata degli edifici del centro, all'incrocio della 14esima strada e della F Street, a 100 metri dalla Casa Bianca, dove l'insurrezione del ghetto nero arrivò con la armi, le fiaccole, le spranghe in mano, fermato dalla Guardia Nazionale in assetto di guerra, dopo la notizia dell'assassinio di Martin Luther King, nel 1968.

Gli edifici affumicati, che contemplavo dalla finestra dell'ufficio nel palazzo della stampa, sono stati abbattuti, ci sono shopping center, caffetterie, condomini di lusso, negozi di chincaglieria costosa. Soltanto i vecchi, gli ultimi lustrascarpe ricordano ancora la sommossa di Washington e lustrascarpe rimangono, anche ora che un brother, un fratello di sangue, dormirà nella casa che loro avrebbero voluto mettere a sacco. Il primo giorno del resto della nostra vita, come vuole un detto americano, è un giorno normale, pacifico, qualsiasi, dopo una notte che avrebbe potuto, altrove, scatenare piazze e furori. Questa "primavera di Washington", che fiorisce in autunno, fa piangere in silenzio, compostamente, come ha pianto ieri notte Colin Powell, che si era esposto per dare la propria investitura a Obama e fa piangere coloro che in buona fede, avendo ascoltato le farneticazioni della cacciatrice di alci, rivelatasi una prevedibile zavorra dopo la fiammata di curiosità iniziali, davvero crede che dal 20 gennaio prossimo gli Usa diverranno gli "Ussa", gli "Stati Uniti Socialisti d'America" e Obama porterà via il negozio di souvenir o la cassetta delle spazzole ai lustrascarpe, mentre i "neri" la faranno da padroni, vendicandosi dei padroni. E tutto quello che è successo è che la mappa elettorale dell'America torna finalmente a corrispondere alla propria diversità, come la faccia di chi l'ha disegnata, ha il volto di una nazione che riassume in sé il dna del mondo. E se la nonna di Obama non lo ha visto vincere per 24 ore, Ted Kennedy è riuscito a resistere al male che lo sta uccidendo, per vedere il ritorno dell'America che finalmente i suoi fratelli avrebbero riconosciuto.

venerdì 24 ottobre 2008

Giulia Innocenzi incontra il popolo delle Primarie Giovani

Elezioni Segreteria Nazionale
Giovani del Partito Democratico

Presentazione di GIULIA INNOCENZI

una riminese candidata alla segreteria nazionale.


“Per salvare l’Italia, da candidata a Segretario dei Giovani Democratici, penso siano imprescindibili tre questioni oggi all’ordine del giorno: i tagli alla scuola e all’università, la mancata elezione del Presidente della Commissione di Vigilanza sulla Rai e il deficit di coscienza ambientale di chi ci rappresenta”

(leggi qui il resto dell'articolo).

Martedì 28 ottobre ore 16,00

INCONTRO PUBBLICO

presso la sede del nostro Circolo


la giornata prosegue alle ore 18,30

con un aperitivo in Piazza Cavour (Spazi)

Sono nata a Rimini il 13 febbraio 1984, da madre inglese e padre umbro. Nonostante la natura ibrida, il connotato romagnolo emerge spesso, non solo nella parlata, ma anche nella socialità! Durante i miei studi scientifici ho partecipato al programma di scambio culturale e sono finita per un anno a Las Vegas, USA. Mi sono trasferita a Roma per studiare Scienze Politiche alla LUISS. Dopo l’erasmus a Sciences-po a Parigi ho cominciato a lavorare all’Associazione Luca Coscioni, e non l’ho più abbandonata. Mi sono laureata con una tesi sulle quote rosa e successivamente mi sono iscritta alla specialistica, sempre alla LUISS, in Amministrazione Pubblica. L’estate scorsa ho lavorato al Parlamento europeo a Bruxelles, presso gli uffici degli on. Cappato e Pannella. L’attivismo universitario ha rosicchiato un po’ del tempo dedicato allo studio: sono rappresentante di Scienze Politiche, sono stata responsabile dell’informazione di Radio Luiss e caporedattrice del giornale universitario. Con l’Associazione Luca Coscioni, fra le varie iniziative, ho dato vita alla campagna di informazione sessuale, con distribuzione di preservativi e raccolta firme per abolire la ricetta della pillola del giorno dopo nelle università e nelle scuole. Mi candido ora come segretario dei giovani del Partito Democratico.



Per contatti e qualunque informazione, chiama Ivan (3281041299) o Lisa (3290049892)







Manifestazione nazionale del 25 OTTOBRE: lettera aperta ai ragazzi e alle ragazze d'Italia

Riceviamo e volentieri pubblichiamo

Sperimentazione e coraggio. La mia sfida, la mia avventura, nasce e cresce da queste due parole.
Due parole che sembravano fatte apposta per descrivere la nascita del Partito Democratico.
Due parole che mi hanno ritrovato in una chiacchierata in biblioteca con un anziano politico del mio paese d’origine ( Palazzolo Sull’Oglio, in provincia di Brescia). Un incontro durato non moltissimo, circa mezz’ora, inframmezzato da storie personali, storie di una vita dura, talvolta crudele, riportate con la minuzia di particolari tipica degli uomini in età avanzata. Molte volte, in passato, non avevo prestato grande attenzione a incontri di quel genere, che in fondo - è inutile negarlo - si somigliano straordinariamente. Tanti aneddoti,sì. Tuttavia, ho potuto percepire fra le righe, come mai mi era capitato prima, una grande umanità, il bisogno di realizzazione, il bisogno di “futuro” da costruire nonostante le difficoltà di ogni giorno. Sperimentazione e coraggio, appunto.
Due parole che già da sole forse sintetizzavano quel capolavoro politico che è stato il discorso di Veltroni del 27 giugno 2007, conosciuto dai più come il “discorso del Lingotto”..
Personalmente, dopo aver constatato il rischio che il PD, appena nato, anteponesse alla sperimentazione alla riproposizione del vecchio ed al coraggio un ecumenismo senza capo nè coda, ho deciso di candidarmi a Segretario Nazionale dei Giovani Democratici con in testa un obiettivo chiaro: ripartire dal Lingotto. Mi rendo conto, innanzitutto, di come, al di là delle differenze geografiche o di condizione personale, tutti i ragazzi e le ragazze italiane chiedano alla politica ed alle Istituzioni una sola cosa: la certezza che, prima o poi, possano realizzare il loro progetto di vita. C’è chi vorrebbe più risorse per la ricerca ed un mondo accademico più stimolante e trasparente, per non esser costretto a scappare all’estero dopo aver conseguito con fatica una laurea; chi vorrebbe un lavoro più stabile con una retribuzione ragionevole e proporzionata ai propri sforzi, o una prima occupazione che li faccia sentire utili, vivi; chi vorrebbe avere garanzie per sè e per i propri figli, per metter su casa e costruire una famiglia; chi vorrebbe un Paese, in cui la legalità non è una barzelletta ma eguaglianza nelle opportunità e regole certe uguali per tutti.
Io sento mie, come giovane, tutte queste battaglie e le percepisco come imprescindibili per un Partito Democratico che sia davvero tale.
Il 25 ottobre, possiamo far sentire la nostra voce, testimoniare le difficoltà quotidiane di una generazione che non vede il domani.
Un 25 ottobre di proposta, non di protesta, un’occasione senza precedenti per rilanciare la politica, quella vera, sentita sulla pelle, fatta di umiltà e di passioni forti.
Per confermare, certo, la nostra contrarietà alle decisioni del governo in tema di scuola, politica ambientale, integrazione e discriminazioni, dell’operazione di salvataggio di Alitalia. Ma anche e soprattutto per ascoltare, chiedere alle Istituzioni gesti di responsabilità di fronte alla recessione economica, dare risposte concrete a chi vuole guardare avanti, viaggiare, studiare, realizzare le proprie aspirazioni. In altre parole, capire e costruire la società del 2020.
L’ultimo mio pensiero va a quei ragazzi e ragazze vittime delle mafie che, come Roberto Saviano, con intensità altissima vivono il disagio di cui abbiamo appena parlato. Il 27 ottobre,a Napoli, alle ore 18 a Largo S.Giovanni Maggiore Pignatelli, l’Associazione Studenti Napoletani Contro La Camorra e la NACO - Nuova Anticamorra - manifesteranno per gridare il loro NO alla Camorra e la loro solidarietà a Roberto. Io sarò con loro e vorrei che con me ci fossero tanti e tante ragazze italiane che come me credono nella legalità, che non vorrebbero l’esercito nelle proprie strade, ma vorrebbero vivere una vita serena.
Perché in questa Italia che soffre vorrei che nessuno resti solo.

Dario Marini
Candidato alla Segreteria Nazionale dei Giovani Democratici


mercoledì 22 ottobre 2008

Primarie dei giovani democratici


Presidente, perchè non viene nelle Università?

“Dice Berlusconi: “Polizia nelle università”! Dal Presidente del Consiglio non potevamo aspettarci parole diverse, segno di un arroganza che non ci deve intimorire, anzi, oggi abbiamo un motivo in più per continuare nella lotta e nella protesta contro chi vuole imporre una società della paura e del ricatto.

Martedì ero alla manifestazione a Firenze, e da sei anni che frequento l'università, non avevo mai visto un'adesione così forte e partecipata ad una manifestazione studentesca.
Accanto, come in un unico corpo, ragazzi delle scuole superiori, universitari, ricercatori e famiglie... era in piazza la speranza, che nonostante il modello berlusconiano fatto di nani e ballerine, qualcosa di diverso è possibile.

Non c'erano picchiatori, la nostra unica arma era ed è la parola e nessuno potrà togliercela nemmeno con la minaccia della polizia.
Polizia, verso cui il premier dovrebbe aver più rispetto e non utilizzarla impropriamente come braccio armato dello Stato, piuttosto pensi ai loro stipendi, pensi alle loro auto che non hanno benzina, pensi ai tagli del personale e lasci stare la brava gente.

Noi giovani democratici diciamo ai ragazzi e alle ragazze che protestano di resistere, perché nessuno potrà privarci dell'unico bene per noi veramente pubblico, il sapere!”

Salvatore Bruno – candidato segretario dei giovani del PD


Avviso ai naviganti

Concorso di suggerimenti e consigli per l'organizzazione giovanile del PD
Creare un movimento giovanile non è uno scherzo, significa mettersi insieme e cominciare a delinare il futuro del nostro partito e dell’intera società italiana. Non si tratta di operazioni oscure di segreteria e piccole grandi manovre di bassa politica. Dobbiamo volare alto e dobbiamo farlo insieme.
Proprio per questo motivo, il tuo contributo è indispensabile, perché un sogno collettivo non nasce dalla mente o dalla penna di pochi singoli.
Non nasce in qualche oscuro ufficio romano ma nasce nelle piazze, nei bar, nelle strade, nelle nostre famiglie, nella rete.
Ecco ti propongo allora di iniziare a sognare assieme questo giovanile in modo aperto, spontaneo, trasparente cosi come dovrebbe essere la politica di un movimento giovanile nuovo e rivoluzionario.
Mettiamo insieme i nostri sogni, le nostre idee, le proposte che in questi mesi abbiamo meditato nel nostro cuore e condiviso con i nostri amici.
Partecipa anche tu al grande laboratorio collettivo “Il sogno” ed invia il tuo contributo al cambiamento del partito, del movimento giovanile e del Paese.

Dario Marini, candidato alla Segreteria Nazionale dei Giovani Democratici



Confronto con collettivi per proposta Università

“Cercheremo il confronto con i collettivi e con tutti gli studenti che stanno manifestando per fare emergere una proposta unitaria dalle proteste di questi giorni”. Così Giulia Innocenzi, che ha lanciato oggi sulle pagine di Europa il suo appello “Contro il no ideologico. Per il sì alla riforma necessaria dell'università”, in cui la candidata radicale alle primarie dei Giovani Pd si oppone alle occupazioni che bloccano la didattica e che colpiscono gli studenti. “Tanti i ragazzi che hanno salutato positivamente il mio appello. Si è data voce a una posizione – quella contro la sospensione della didattica - che rimane spesso in silenzio. Partiremo da domani con un volantinaggio serrato nelle università italiane, in primis quelle occupate, per confrontarci con i ragazzi che si sono mobilitati in questi giorni, per cercare una proposta comune contro i tagli alla ricerca. Io sarò all'università La Sapienza per incontrare i collettivi”.


Contro il NO ideologico, per la Riforma necessaria dell'Università
Perché la voce dei Giovani Democratici e degli studenti urli fuori dal coro: facciamoci sentire!

Le tre riforme possibili a costo zero

Abolizione del valore legale del titolo di studio
- per liberare il sapere dal potere delle corporazioni, occorre liberare la selezione dei professori dal valore legale dei concorsi
Peer review
- un sistema che distribuisce i fondi attraverso la valutazione a carico di revisori autonomi. Le università sono così incentivate ad assumere ricercatori e professori capaci di ottenere finanziamenti autonomi e a pubblicare su riviste prestigiose
Abbattimento dei costi superflui
- via gli amministrativi in eccesso, eliminazione dei corsi di laurea superflui e un deciso no al proliferare delle sedi distaccate

Contro il NO ideologico

Sì alle occupazioni notturne e nei finesettimana
- per difendere il Sapere e per aprire le università al dibattito, a manifestazioni culturali, ai cittadini tutti
Sì alle lezioni in piazza
- per aprire la protesta alla città, per far sì che siano i contribuenti a difendere prima di tutti gli altri il finanziamento alla ricerca
No alle occupazioni che bloccano la didattica e colpiscono gli studenti
- perché siano gli studenti i primi difensori dell'insegnamento e perché la tutela dei finanziamenti alla ricerca possa farsi in un luogo di confronto e non di scontro

Giulia Innocenzi, candidata Segretario Nazionale dei Giovani Democratici

Sulla manifestazione del 25 Ottobre

C’è un’emergenza sociale figlia della crisi finanziaria, in Italia. Ma il Governo fa appelli, e basta.
La scuola e l’Università continuano a non funzionare ed a essere ingiuste, in Italia. Ma il Governo non vuole risolvere il problema, solo risparmiare.I nostri lavori, le nostre vite, sono sempre più precarie, in Italia. Ma il Governo ha deciso da che parte stare, e non è la nostra.C’è un problema di integrazione degli immigrati, in Italia. Ma il Governo ha deciso che bisogna separare gli studenti extracomunitari dagli altri.Il 25 ottobre bisogna essere in piazza per chiedere un cambio di rotta nella direzione di un Paese più giusto, più libero, più equo.
Lo dobbiamo chiedere soprattutto noi giovani, gli studenti che in questi giorni si stanno mobilitando contro le proposte della Gelmini, i giovani lavoratori colpiti dalla norma antiprecari, tutti coloro i quali si aspettano dalla politica la capacità di unire l’Italia, e vedono il Governo dividerla.

Fausto Raciti, candidato Segretario Nazionale dei Giovani Democratici

Le politiche ambientali dell'Emilia Romagna